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Tutti pazzi per Marazzi…

Più o meno volontariamente oggi tocca a Vittorio Marazzi sottoporsi alle domande, ormai rito settimanale, per conoscere meglio i giocatori del Piacenza Rugby.

Raccontaci del tuo incontro con il gioco di Rugby e del percorso che ti ha portato fino a Piacenza.
Era il giorno del mio 7mo compleanno quando papà (ex giocatore di rugby a Roma) mi ha portato al campo di rugby di Sondrio, dove risiedevamo in quel periodo e da quel giorno non ho più smesso. Dopo i primi anni nelle giovanili del Sondrio sono passato al Calvisano per poi proseguire a Parma con L’ Amatori, in seguito un anno in Accademia con la quale abbiamo giocato il campionato di serie A, per ritornare a Parma con i crociati. Da qui sono passato alle Fiamme Oro dove ho giocato per qualche anno, per poi smettere temporaneamente. In questo periodo ho incontrato Sandro Pagani che mi ha proposto di venire a giocare al Piacenza (allora in serie B). Proprio in quell’anno dovevo chiedere di essere destinato professionalmente dalla Polizia in qualche città per cui la mia scelta anche professionale è stata Piacenza, che non conoscevo e dove non ero mai stato. Ad oggi sto giocando per l’ottava stagione del Piacenza Rugby, sono ormai un veterano di questa squadra e penso di essere il terzo o il quarto per anzianità. 

Vedendoti dalle tribune, la tua forma fisica sembra smagliante
Sono i tempi di recupero che si stanno allungando. Anni fa, al lunedì mattina mi sentivo in piena forma, adesso al mercoledì porto ancora il peso della partita della domenica  precedente.

In questi anni che evoluzione hai vissuto da giocatore in questa squadra?
Rispetto alla mia prima stagione a Piacenza ho vissuto davvero tantissimi cambiamenti sia a livello societario, che nella squadra. Il mio primo allenatore a Piacenza era stato Rollestone, ma la costante di tutti questi anni è stata la presenza di Hogan vero filo conduttore soprattutto per noi avanti

Come hai vissuto il passaggio dalla B alla A e da Grangetto a Forte?
Sono stato preso come giocatore professionista dal Piacenza Rugby per cui preferisco non esprimermi sulle scelte societarie. Mi trovavo molto bene con Grangetto e mi trovo molto bene con Forte. Sono due allenatori tecnicamente e umanamente molto diversi ma di notevole valore entrambi. Allenare in serie A è sicuramente molto differente, richiede allo staff tecnico e alla squadra un impegno molto maggiore e più professionale. In serie B poteva bastare anche il valore di qualche giocatore per vincere le partite, mentre in serie A è necessario che tutta la squadra si prepari per un livello decisamente superiore. 

Visti da fuori rispetto allo scorso anno siete riusciti ad alzare notevolmente il livello di gioco
Sì, dobbiamo ringraziare la società per aver potuto e saputo trovare proprio gli elementi necessari ad alzare la qualità del nostro gioco. I nuovi arrivati hanno saputo entrare velocemente sia nel nostro gioco sia soprattutto nella nostra squadra. Si sono davvero inseriti bene e ci sentiamo davvero una bella squadra, che va il oltre al valore personale di ognuno. Questa non è una cosa scontata quando sono tanti i giocatori che si uniscono per la prima volta in un ambiente nuovo

Merito anche di voi “grandi” della squadra l’aver saputo accogliere e integrare così bene i nuovi arrivati
Merito di tutta la società che ha saputo dare le direttive giuste che abbiamo saputo seguire. Sembra che tutto stia andando nella direzione giusta, ma non mi voglio sbilanciare troppo. I cavalli di razza si vedono all’arrivo.

Tu e Matteo Cornelli siete i portatori d’ordine e l’esempio in ogni momento per tutta la squadra, che nonostante voi in alcuni momenti rimane ancora un po’ disordinata e a volte molto fallosa 
Penso che l’unica cosa che ancora manca è il tempo. Il tempo per portare tutta la squadra e tutta la società allo stesso livello di qualità. Per salire di livello ci vuole molto più tempo che per scendere. Noi stiamo puntando in alto e per spostare la nostra asticella ci serve ancora un po’ di tempo. La qualità del nostro gioco si è già alzata e perché tutti possano essere allo stesso livello tre partite di campionato ed un’amichevole non sono ancora sufficienti, specie per i più giovani, ai quali va comunque concessa la possibilità di sbagliare per poter crescere

Come vedi i giovani della squadra?
Noi più grandi ed esperti ce ne accorgiamo chiaramente in campo che sono ragazzi di valore. Ci mettono anima e cuore e soprattutto ci mettono gambe per arrivare dove noi vecchi arriviamo con la esperienza. È bello sentirsi presi come riferimento, sentirsi fare domande su come poter migliorare, poter offrire la mia esperienza per il bene della società è molto gratificante.

Come ti spieghi che la maggior parte delle tante mete marcate siano state fatte grazie agli avanti?
Noi cerchiamo sempre di preparare le partite nel migliore dei modi con l’obiettivo di vincerle sempre. Le mete valgono 5 punti chiunque le marchi. Per ora, per diversi fattori siamo stati noi avanti i principali marcatori di punti. Sicuramente il pacchetto di mischia del Piacenza rugby di quest’anno oltre ad essere fortissimo è anche molto dinamico, per cui riesce ad essere quasi sempre dominante e le mete vengono di conseguenza. La touche che era il nostro anello debole, da questa stagione è diventata il nostro punto di forza e ci consente di avere tantissime opzioni di gioco in più. Posso dire che il gioco di noi avanti è più basico, quello dei ¾ è più complesso e con più alternative da scegliere in pochissimo tempo. 

È necessario considerare che l’età media di voi avanti è molto più alta di quella della linea arretrata 
Cerchiamo di essere una sicurezza per la squadra. Cerchiamo di fornire quanti più palloni possibili da giocare. Sono sicuro che nella seconda parte della stagione le mete segnate dai nostri ¾ saranno di più di quelli segnati da noi avanti, ma l’importante è fare le mete e che il Piacenza vinca le partite

Sembrate una squadra che gioca con felicità
Verissimo! È bello poter giocare la domenica insieme a questa squadra e con loro diventa meno pesante anche il dover lavorare duramente durante gli allenamenti. Siamo consapevoli di essere una squadra forte e di essere un bel gruppo a 360 gradi. Ogni domenica vogliamo mettere un mattone in più per raggiungere l’obiettivo più alto, vogliamo provare vincere tutte le partite. Stiamo lavorando tutti nella stessa direzione, i presupposti ci sono tutti, abbiamo degli ottimi giovani anche dal vivaio piacentino, la società ci supporta nei migliori dei modi possibile. Faccio molto volentieri il sacrificio per rendere possibile conciliare la mia professione ed il rugby. Mi voglio godere fino in fondo la possibilità di giocare con questi ragazzi per raggiungere l’obiettivo desiderato, avrei avuto davvero troppi rimorsi se non avessi giocato questa stagione. Per il futuro non mi sbilancio, ma vedremo…

Oramai lo si può considerare un piacentino acquisito, nonostante l’accento romano sempre molto marcato. Per anni si è caricato sulle spalle le sorti della squadra. Un grazie di cuore a Vittorio e la speranza che questa sia solo un’altra stagione con la maglia biancorossa ancora più ricca di soddisfazioni.

Sempre… FORZA PIACENZA!!!
Paolo Fernandi

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