Dopo 10 anni, Simone Cornelli ritorna a giocare a Piacenza sulla sponda biancorossa.

Per la prossima stagione, a rinforzare le fila del Piacenza rugby, arriva dalle Fiamme Oro di Roma il giovane fratello del capitano dei biancorossi. Un rinforzo destinato ad innalzare di tantissimo il tasso tecnico della linea arretrata piacentina.

ciao Simone, che felicità vederti ritornare a casa e sapere che indosserai i colori biancorossi. Ci racconti come si è sviluppata la tua carriera rugbistica?
Nasco nei Lyons, anche perché mio padre ha vestito quella maglia per tutta la sua carriera come giocatore prima e come allenatore poi. Ho iniziato quando avevo 7 anni e ci sono rimasto seguendo tutto il percorso di crescita nelle varie giovanili, fino a quando a 16 anni sono entrato nell’ accademia zonale a Milano. Lì sono rimasto 2 anni e nel secondo anno ho avuto la possibilità di andare all’A.S.R. Milano a giocare in U18 e dove ho potuto anche esordire in prima squadra. Nella stagione successiva sono stato selezionato per l’accademia nazionale di Parma, la cui squadra era inserita nel campionato di serie A. Finita l’accademia mi hanno voluto a Firenze nei “Medicei”, con i quali ho giocato per 3 stagioni, fino al 2020, quando a causa del covid la società è fallita. Intanto avevo partecipato al concorso per entrare nelle Fiamme Oro, l’ho superato e sono stato preso. A Roma con le Fiamme ho giocato fino a giugno di quest’ anno

Simone e la nazionale…
ho fatto tutta la trafila in azzurro a partire dall’ U 17 in poi, fino all’ U20. Ho giocato un 6 nazioni e 2 mondiali, uno in Georgia ed uno in Francia. Alla fine ho anche potuto provare l’esperienza della nazionale di rugby a 7, potendo esibirmi in qualche tappa del “rugby europe” e anche quella di giocare nelle le universiadi nel 2019.

In azzurro, si ricorda ancora la tua meta contro gli All Black, frutto di un coast to coast che ha dell’incredibile, con tutta difesa neozelandese impegnata a rincorrerti, senza riuscire a raggiungerti.
Tanti giocatori di quella squadra hanno dopo poco esordito negli All Black. Era una squadra fortissima, infatti perdemmo di parecchi punti. Will Jordan era l’estremo contro cui ho giocato in quella partita e dalla scorsa settimana è diventato il miglior marcatore in assoluto di mete della nazionale neozelandese. In finale batterono l’Inghilterra di 50 punti.

Perché una nazionale U20 in Nuova Zelanda si trasforma gradualmente nella squadra degli All Black, mentre da noi questo non accade?
Probabilmente i giocatori ancora molto giovani, là hanno la possibilità di fare esperienze a livelli molto superiori rispetto a noi e molto in anticipo. Entrano subito nel giro delle franchigie, dove il livello tecnico del gioco non può essere paragonato a quello che si può incontrare qui. Sicuramente è da considerare anche la possibilità di scelta che i selezionatori possono fare grazie alla profondità del movimento. Questo consente di alzare di parecchio il loro tasso tecnico e qualitativo. Per noi parliamo di livelli per ora inarrivabili.

Ti sei sempre trovato bene in tutte le società nelle quali hai militato?
Devo dire di sì … a partire dai Lyons, nei quali sono nato e che ho sempre vissuto come la mia società. A Milano praticamente ci ho fatto solo una partita e ci sono stato pochissimo. A Firenze mi sono sempre trovato benissimo, c’era un bellissimo ambiente, peccato che sia fallita la società che mi ha dato la possibilità di esordire in elite e di giocare al massimo livello in Italia. Alle Fiamme Oro, ci sono stato tanti anni, alcuni un po’ difficili, ma soprattutto gli ultimi 2 sono stati davvero molto belli e ricchi di soddisfazioni.

Nella tua scelta di provare questa esperienza a Piacenza sponda biancorossa, tuo fratello Matteo, quanto ha inciso?
Sicuramente tanto. Tutti gli step rugbistici che ho fatto nella mia carriera, li ha fatti sempre prima lui. È sempre stato un esempio, mi ha sempre facilitato dandomi consigli e aiutandomi nelle mie scelte. Anche in questa mia, mi ha spiegato come si sia da subito trovato bene e come da subito sia stato accolto a braccia aperte. Specie in quest’anno che dovrò vivere un po’ da nomade tra Piacenza e Roma, avere la rassicurazione da chi ha già vissuto questa esperienza, mi ha facilitato molto. Anche Massimiliano Chiappini, reduce dallo stesso percorso nella passata stagione, mi rassicurato tantissimo sull’ambiente che avrei incontrato e sul fatto che avrei potuto performare ad un ottimo livello.

Tuo fratello è diventato un riferimento del Piacenza rugby, sia in campo che fuori, uno dei pupilli dell’allenatore.
E’ stato bravo mio fratello a sfruttare l’occasione e a sapersi adattare a questo livello di rugby, pur provenendo da campionati più performanti. Devi essere bravo ad integrarti bene nel gruppo e a lui è stata riconosciuto anche questo merito. Sarà una sfida anche per me riuscire ad integrarmi altrettanto bene, con nuovi compagni, un nuovo metodo di lavoro, un nuovo allenatore ed un nuovo campionato da affrontare. Non c’è nulla di scontato in quello che dovrò affrontare.

Non so quanto tu conosca Claudio Forte, che a mio modesto parere è un allenatore preparatissimo, esigente e molto bravo
Lo conosco poco, magari nelle giovanili dei Lyons l’ho incontrato qualche volta che allenava Piacenza. Ultimamente ci ho parlato qualche volta insieme a Sandro Pagani, quando ci furono i primi contatti tra me ed il Piacenza rugby. La mia prima impressione è stata subito positiva, anche mio fratello me ne ha parlato molto bene sia dal punto di vista tecnico, che umano. Sono sicuro di riuscire a trovarmi subito bene e a mio agio.

Piacenza è la tua città e per te non ha niente di nuovo, pur se vissuta da un’altra sponda rugbistica. Stiamo cercando il più possibile di diventare una squadra fatta da piacentini, anche di ritorno da altre importanti esperienze (Andrea Lovotti, Massimiliano Chiappini, tuo fratello, tu) e che ha ormai adottato ragazzi di notevole qualità come Bertorello, Biffi e Misseroni, che piacentini non lo sono di nascita, ma si sentono tali.
Conosco benissimo Miralem Lekic, ci sono cresciuto insieme nei Lyons, siamo dello stesso anno e da quando abbiamo 9 anni siamo grandi amici e abbiamo sempre giocato insieme in tutte le giovanili. Anche lui mi ha sempre parlato bene del Piacenza, dove da subito è stato accolto benissimo e dove si è sempre trovato come meglio non avrebbe potuto. Insieme a mio fratello è stato uno di quelli che hanno costruito l’ossatura che ha permesso al Piacenza di salire di categoria, dalla serie B alla A2 e di fare un campionato di vertice nella scorsa stagione. Il fatto che persone che godono della mia piena fiducia me ne parlassero così bene, mi ha spinto a fare questa scelta. La serenità che ti offre un ambiente bello e positivo, vale di più che la possibilità di essere in una squadra di massimo livello. Sono amico anche di Mohamed Lekic, che so essere tesserato biancorosso, anche se tenuto lontano da Piacenza per troppo tempo da esigenze professionali, per riuscire ad allenarsi con la continuità necessaria per essere performante a questo livello.

Tue aspettative sportive e agonistiche per questa stagione
L’importante per me è non perdere un anno di rugby giocato, questa è la mia prima aspettativa. La priorità è continuare a giocare e divertirmi, nonostante il mio dover per forza essere pendolare. A 27 anni non avrei davvero avuto voglia di fare un anno sabbatico. Poi spero di poter contribuire a quel processo di crescita che ho visto in questi anni, spero di continuare a fare bene e migliorare, riuscendo ad integrarmi in questo nuovo gruppo e in questo nuovo livello.

Il tuo talento e la tua esperienza ti consentono di performare ad alto livello in diversi ruoli nella linea arretrata
Il mio ruolo è estremo, mi sento estremo e amo giocare in quella posizione, poi sono stato utilizzato anche come ala e sono riuscito piuttosto bene anche in quel ruolo. In giovanile, fino a 17 anni anni mi facevano giocare apertura, ma all’attualità preferisco di gran lunga giocare 15. Mi sento un estremo che ama inserirsi nelle varie fasi di gioco e anche aiutare l’apertura. Poi, dove c’è bisogno gioco, all’apertura ci ho giocato anche in serie A elite 3 o 4 partite. Alle Fiamme ho avuto Carlo Canna in squadra come esempio, un vero professionista di altissimo livello da ogni punto di vista, uno dei migliori giocatori di rugby italiani. Allenarmi con lui l’ho vissuto come un privilegio, dal quale ho potuto imparare moltissimo.

Dici che non c’è proprio nulla da fare per tesserare il 3° Cornelli, quello più maturo?
Dipende solo da lui e dalla sua voglia di rimettersi in gioco. L’esperienza non gli manca di sicuro. Secondo me un po’ di voglia ce l’avrebbe anche, ma bisognerebbe trovare il modo di dargli la spinta iniziale per farlo partire. 

Comunque, io sono molto felice di essere a Piacenza e non vedo l’ora di iniziare ad allenarmi, pur dovendo convivere con una situazione particolare per quest’anno. Per un atleta è difficile passare da un certo livello di preparazione fisica ad un altro, bisogna scoprire come reagisce il tuo fisico a questo cambiamento. Spero di fare un buon campionato. Ho saputo del nuovo consiglio direttivo e del nuovo presidente, un grande esperto di rugby e bandiera di questa società. Bisogna dare il via a questa nuova struttura societaria in modo positivo e costruttivo.

… e allora, buon lavoro. L’ennesimo piacentino riportato a casa. Questo è il desiderio e l’obiettivo che la società si è posta per il suo percorso di crescita continua. Diventare, o meglio ritornare ad essere, piacentini e diventare il riferimento rugbistico per Piacenza. Si lavora per quello.

Paolo Fernandi

Il Piacenza Rugby ha un nuovo consiglio direttivo

Dopo 8 anni di illuminata presidenza Daniele Boccuni e tutto il consiglio direttivo in carica, rassegnano le dimissioni. Sono previste le elezioni del nuovo presidente e del nuovo consiglio a suo supporto, da parte dell’assemblea dei soci aventi diritto al voto, tutti presenti all’appello per questa importantissima scadenza.

Durante questi 8 anni la società è cresciuta tantissimo da ogni punto di vista. È stata in grado di ottimizzare al massimo le esigue risorse a disposizione, per uscire da una situazione economica problematica e sportiva tutta da far crescere per tornare ai livelli che competono al blasone della società, oltre a migliorare sotto ogni aspetto  della struttura del club. La sede e gli impianti su cui oggi le squadre  possono contare non sono nemmeno da confrontare con quelle di 8 anni fa. Nella sede dell’impianto sportivo Mazzoni c’è a disposizione un campo da gioco regolare in più su cui potersi allenare, nuovi spogliatoi in aggiunta a quelli già a disposizione, un nuovo e super efficiente impianto di illuminazione. I numeri del minirugby non sono mai stati così alti ed in costante crescita, le giovanili del progetto OMNIA stanno riscuotendo grandi successi e forniscono giovani di grande valore che, oltre a fare le prime esperienze con il rugby di alto livello, hanno avuto la possibilità di entrare in accademia e nel giro della nazionale. C’è una squadra cadetta composta da soli piacentini che porta avanti con orgoglio e grande soddisfazione i colori biancorossi in serie C.

La prima squadra è in crescita esponenziale di risultati e milita ai vertici della serie A2. Non ultimo come importanza, la club house del Piacenza rugby ha ora la possibilità di essere gestita professionalmente. Questo ne ha cambiato le possibilità di fornire proposte di situazioni di qualità più elevata. È questa la situazione di partenza da migliorare ulteriormente per il nuovo presidente e per il nuovo consiglio direttivo. Tutto questo nelle parole di commiato dalla carica di presidente, di Daniele Boccuni, oltre ad un augurio ai nuovi consiglieri dì poter migliorare ulteriormente la qualità della società.

Fabio Dodi, all’unanimità è stato eletto nuovo presidente del Piacenza rugby. Dopo esserne stato bandiera sui campi da gioco (ancora oggi record man di punti segnati), dopo esserne da anni stato sponsor principale (collaborazione che proseguirà anche nella prossima stagione sportiva), ora a lui oneri e onori della massima carica societaria. Il nuovo consiglio eletto potrà contare su Alessandro Cighetti e Sandro Pagani come suoi vicepresidenti, Emanuele De Carolis tesoriere, Federico Paganini segretario, Daniele Boccuni e Lorenzo Trabacchi consiglieri. Soluzione di continuità, rispetto al vecchio consiglio, con voglia di rinnovamento uniti insieme. E’ la giusta ricetta per provare a trovare nuovi stimoli, ma sempre legati profondamente alla tradizione sportiva biancorossa. Poche le parole al momento del suo insediamento da parte del nuovo presidente Fabio Dodi, “mi auguro di poter fare tutto il meglio nelle mie possibilità per il club. Conto e mi aspetto da subito la massima collaborazione di un consiglio desideroso di lavorare con tantissimo impegno e tanta buona volontà. I nostri sforzi dovranno avere tutti un’unica linea guida ed essere ottimizzati per ottenere i massimi obiettivi possibili”. Emanuele De Carolis (genitore di un promettente giovane del vivaio piacentino), è l’unico non proveniente dalla storia del club. Lui sarà il nuovo tesoriere, che bilancio alla mano illustra una situazione patrimoniale ad oggi solida e sostenibile. Certamente lo dovrà diventare sempre di più, grazie a movimenti economici progettati in modo ancora più professionale e strutturato.

Ricchezza di esperienza e di competenze ce n’è in abbondanza per avere la massima fiducia in un futuro ricco di soddisfazioni e di crescita di ogni ambito della società, con obiettivi di alto livello da raggiungere. 

Ora non rimane che rimboccarsi le maniche ed iniziare a lavorare. 
Siamo in ottime mani, la nuova stagione sportiva è alle porte.

Paolo Fernandi

Piacenza Rugby verso la Serie A1 per aprire l’era del presidente Dodi

Daniele Boccuni resta come consigliere dopo due mandati, eletta la storica bandiera biancorossa: «Il gruppo è ok»

Fabio Dodi è il nuovo presidente del Piacenza Rugby. Questo il risultato delle consultazioni che, martedì scorso, hanno sancito il nuovo abito dirigenziale della storica società biancorossa. Tutto come da previsione visto che il nome di Dodi era diventato automaticamente il più gettonato per la sostituzione di Daniele Boccuni che, dopo due mandati, aveva annunciato per tempo l’intenzione di non proseguire l’avventura alla guida del club di Le Mose.
Tutti d’accordo per l’investitura di Dodi, classe 1958, una delle bandiere della società. Da giocatore, impiegato nelruolo di mediano di mischia piuttosto che mediano d’apertura o estremo, dal 1977 al 1995 ha collezionato 250 presenze nei vari campionati di serie B e serie A, realizzando oltre 1800 punti tra mete, trasformazioni, calci piazzati e drop.

«Nel rugby moderno sarei definito un “utility back” – sorride il neo presidente biancorosso – però il mio ruolo preferito era mediano d’apertura. Una volta conclusa la carriera di giocatore ho continuato a seguire il Piacenza, un po’ meno nel decennio dal ’98 al 2008 per impegni di lavoro, poi nel 2014 sono entrato in società come sponsor attraverso la mia azienda. Ringrazio i soci che mi hanno votato, Daniele Boccuni compreso: in questi anni ha lavorato tanto e bene, a lui va il merito di aver riportato il Piacenza in Serie A e di aver allestito e portato a termine progetti molto interessanti. E’ per me un onore e un onere aver ricevuto questo incarico che spero di svolgere nel miglior modo possibile a vantaggio del club».

La difficile situazione economica di parecchie società costringe la FIR a prevedere 18 ripescaggi per la prossima stagione, dalla Serie B alla Serie A1, con il Piacenza che potrebbe addirittura salire in A1. Cosa risponderebbe a una proposta di questo genere?
«In realtà la proposta è già arrivata, proprio in questi giorni, e abbiamo risposto di essere interessati. Il 10 luglio si chiudono le iscrizioni ai campionati per cui non resta che attendere la decisione finale della Federazione, soprattutto per quanto concerne il numero di squadre nella composizione dei campionati.
Ripeto, noi siamo disponibili per compiere un eventuale salto di categoria. Rinforzare la squadra? Mi sono appena insediato e non ho ancora avuto modo di confrontarmi con lo staff tecnico, ma i giocatori in roster sono stati quasi tutti confermati. Negli ultimi anni abbiamo avuto ottime squadre: ricordo quella di Federico Grangetto, imbattuta, protagonista della promozione in A2 ma anche la stagione appena conclusa ha riservato grandi soddisfazioni, salvo quella sconfitta sul campo del Cus Milano che di fatto ciè costata la promozione. Tuttavia Claudio Fortehalavorato molto bene e soprattutto ha fatto esordire tantigiovani del vivaio. Ritengo che questo gruppo possa essere competitivo anche in Al, non per un campionato di vertice ma per mantenere la categoria».

Quindi non prevede alcun movimento di mercato in entrata?
«Confermo la scelta societaria di non sondare il mercato, ma aggiungo che nel caso si presentasse una opportunità davvero straordinaria, la potremmo prendere in considerazione. Come è noto ci sono tante società purtroppo in difficoltà quindi occorre fare i conti meglio di prima, senza strafare e tenendo i piedi ben piantati a terra. Il Piacenza ha raggiunto risultati importanti senza disporre di budget faraonici e questo è stato possibile grazie alla competenza all’esperienza dei nostri dirigenti e dei nostri allena-tori, e intendiamo proseguire su questa strada».

Il nuovo consiglio direttivo
PRESIDENTE: Fabio Dodi – VICEPRESIDENTE: Sandro Pagani e Alessandro Cighetti – SEGRETARIO: Federico Paganini – TESORIERE: Emanuele De Carolis – CONSIGLIERI: Daniele Boccuni e Lorenzo Trabacchi.

Leonardo Piriti

Una bellissima ed importante stagione di rugby

ciao Claudio, che sensazioni ti ha lasciato la stagione conclusa dalla tua squadra?
ormai sono passati dei mesi dalla fine del campionato e quasi non mi ricordo più a caldo cosa ho provato. La scorsa stagione, la definirei “un’incompiuta”. Non eravamo partiti per vincere, ma mi sono accorto subito di avere tra le mani una macchina di cilindrata moto alta. Come ti avevo detto allora, difficilmente alla domenica mi trovavo preoccupato per come la partita avrebbe potuto andare. Avevo dei giocatori molto forti nelle posizioni chiave dei quali mi potevo fidare cecamente, che avevano capito e interpretato perfettamente la mia filosofia e la mia visione di gioco, anche aiutando a crescere nella capacità di fare scelte opportune e congruenti i ragazzi più giovani che si affacciavano alla ribalta della serie A. All’inizio del campionato soprattutto, ci trovavamo ad aver già conquistato il punto di bonus dopo mezz’ora di gioco, salvo pagare dopo con un senso di appagamento e calo della concentrazione i tentativi di rimonta degli avversari, quasi mai in grado di mettere in discussione il risultato. Ma ritengo fosse umano questo calo di attitudine dei ragazzi, soprattutto considerando la lunghezza del campionato. Penso che l’apice della forma sia stato raggiunto a gennaio, dove abbiamo messo in fila alcune prestazioni di grande spessore tecnico e agonistico. L’unico punto negativo è stata la partita a Milano con il Cus, dove nulla è andato come avrebbe dovuto e come avevamo preparato. Lì abbiamo lasciato i punti che alla fine ci sono mancati per arrivare primi nel nostro girone. Forse la vittoria casalinga con Parma della settimana precedente ci ha dato troppe sicurezze e tolto quella determinazione che sarebbe stata indispensabile per vincere la gara, anche da parte dei miei giocatori chiave che non hanno interpretato la gara nel migliore dei modi.  Abbiamo regalato 4 mete, non abbiamo preso 70 punti, ma non siamo riusciti a riprendere in mano la partita. Comunque, le occasioni per vincere il campionato le abbiamo avute, anche se all’inizio non eravamo partiti per farlo, essendo arrivati a quel punto era giusto provarci. Nelle ultime giornate di campionato, un po di nervosismo ed un po di delusione ci sono stati, soprattutto dopo la partita a Parma che avremmo sicuramente meritato di vincere, ma alla fine non è stato così. Inutile recriminare, non fa parte del nostro sport, cercheremo di essere ancora più bravi nel prossimo campionato.  Abbiamo fatto diverse ottime prestazioni, i giocatori buoni li avevamo, tra noi e chi ha vinto ci sono stati solo 2 punti e per questo rimane un po di amaro in bocca. 

A giochi conclusi si potrebbero menzionare i giocatori di spessore, sia umano che tecnico, che quest’anno hanno alzato di parecchio il livello del Piacenza rugby.
Vero, sono arrivate persone di spessore umano davvero notevole, in grado di mettersi a disposizione della squadra e lavorare per il bene della squadra. Tra tutti, i fratelli Guerra sono stati una piacevolissima scoperta e sono davvero contento che anche per il prossimo campionato faranno parte del nostro organico.  Sono atleti, giocatori e uomini di altissimo livello. Anche loro sono stati felicissimi di aver l’opportunità di proseguire la loro esperienza per un altro anno insieme a noi. Abbiamo scoperto Nial Sounders, che ci ha impressionato per le sue qualità tecniche, anche se sarà molto difficile da trattenere a Piacenza, ma non lasciamo del tutto le speranze, ci dovremo ancora parlare per capire se esistono ancora margini e possibilità per proseguire nel rapporto. Desidero formare un gruppo di atleti che vogliono far pate della crescita di una società. Che siano felici di sentirsi parti importanti di un progetto.  3 giocatori ci lasciano, Sam Daphaa, Elia Sotelo andranno a cercare fortuna in altre situazioni ed auguro loro il massimo della fortuna possibile. Diverso il discorso con Nacho Cisint che per motivi personali, ha deciso di mettersi a disposizione della squadra cadetta, avendo come priorità la conclusione degli studi e una crescita professionale al di fuori del rugby. Sto cercando di tenere Tommaso Roda e Inza Dene, che per me saranno come 2 innesti nuovi, visto che li ho avuti pochissimo a disposizione, riesco a tenere Ian Badagnani che ha enormi possibilità di crescita, ma ho liberato Glodie che ha fatto ritorno a Parabiago. Vorrei una squadra più possibile piacentina, per far crescere il nostro promettente vivaio. Tutti gli altri sono stati confermati e cercheranno di alzare ancora di più il loro livello.

Martedì 7 luglio ci saranno le elezioni per l’insediamento del nuovo consiglio direttivo.
E su questo siamo in ritardo, sarebbe stato meglio ci fossero state a fine campionato per avere la possibilità di poter programmare con maggiore tranquillità le attività per la prossima stagione.  

Quali sono le tue sensazioni sul tuo lavoro nella stagione portata termine?
Davvero non ci avevo pensato, non ti saprei dire. Alcune cose le rifarei allo stesso modo, altre proverei a farlo in modo differente. Ho fatto quello che potevo, dando il massimo di me stesso, perché sono fatto così, avendo in mano una squadra forte. Io preferisco considerare la squadra nel suo complesso. 

Come vedi evolversi la mentalità e l’attitudine della squadra, rispetto ai tuoi obbiettivi?
Considera che l’asticella continua ad alzarsi, più lavoro viene svolto, più il livello degli obbiettivi da raggiungere si alza e diventa più impegnativo. Sono soddisfatto della crescita, ma non mi accontento di quanto è stato fatto, voglio di più dalla società nel suo complesso, voglio di più dai miei atleti e anche da me stesso. 

Grazie della chiacchierata piacevole come sempre e ricchissima di spunti molto interessanti.
E che la prossima stagione possa essere ancora più ricca di soddisfazioni di questa.

Paolo Fernandi