Ciao Joaco, raccontaci la tua vita da giocatore di rugby
Ho conosciuto il rugby nel 2010 all’età di 7 anni a Santa Fe nel “Querandi” portato in quel club da mio fratello Bautista, di 2 anni più grande di me (ora anch’esso in biancorosso). Dopo 2 anni sono passato al club della scuola che stavo frequentando, chiamato “Crai”. La mia famiglia nel 2013 si è trasferita in Patagonia a Puerto Madryn, dove con Bauti abbiamo subito iniziato ad allenarci nell’unico club della città, dove sono rimasto fino a 18 anni. Ho avuto la possibilità di giocare per 2 anni nella squadra provinciale del “Chubut”, il che mi ha permesso di partecipare ad una serie di sessioni di allenamento presso il centro UAR di Buenos Aires. Nel 2022 sono entrato a far parte del “Champagnat”, sempre nella capitale dove sono rimasto 3 anni prima di arrivare in Italia.
Il tuo arrivo in Italia è stata una tua scelta, o sei stato contattato da qualche agente intermediario che ti ha trovato una sistemazione?
Direi un po’ tutte e due le cose, sono stato chiamato dall’allenatore di Padova nella scorsa stagione perché avevano urgente bisogno di un tallonatore, quello è stato il mio primo club italiano. Io avevo scritto a diversi club in Italia ed a diverse agenzie, grazie ai contatti avuti da un amico in Argentina che ha avuto esperienze in Italia.
Il tuo arrivo a Piacenza a cosa è dovuto e come ti trovi nella nostra città e nel nostro club, che ha una storia decisamente differente dalla tua precedente esperienza a Padova.
Ho scelto di provare a vivere un’esperienza a Piacenza, perché Claudio Forte mi ha presentato un progetto dove avrei avuto un ruolo fondamentale e molto importante. Avrei potuto avere il minutaggio di cui avevo bisogno e che a Padova faticavo ad ottenere, per poter crescere di livello di gioco e prestazioni. Per me ancora più importante è stata la possibilità di giocare insieme a mio fratello, che era un mio sogno personale. Mi trovo benissimo a Piacenza, sia nel club, che in città. Siamo un gruppo molto unito e la passione che ci mettiamo, riesce a sopperire alla differenza di strutture a disposizione rispetto a quelle di una squadra di categoria superiore. I giocatori di qualità non mancano sicuramente nemmeno qui.
Come ti sei sentito accolto dalla città e dal nostro club, quali propositi e quali aspettative hai per questa stagione e per il tuo futuro?
Mi sono sentito accolto benissimo da questa società e da tutti i tifosi. Si percepisce l’amore per questa squadra da tutte le persone che la circondano. Anche i genitori dei bambini, quando arrivo al campo per allenarmi, mi fanno sempre sentire il loro affetto. Mi piace molto il progetto sportivo molto ambizioso che ha la società, di crescere di livello di competizione, con l’obiettivo della serie A1 o dell’élite. Al futuro non ho ancora pensato e con la società non ne abbiamo ancora parlato, vedremo…
Com’è arrivato Bautista qui da noi, come ti trovi con lui sia dentro, che fuori dal campo?
È arrivato prima lui di me, grazie ad un procuratore che abbiamo in comune. Le sue caratteristiche di giocatore sono risultate interessanti per la società durante l’estate scorsa. Io sono arrivato per fare questa esperienza insieme a lui, visto che siamo stati lontani per 4 anni. Il nostro rapporto fuori dal campo è bellissimo e siamo quasi sempre d’accordo.
Quanto ti manca la tua famiglia, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente e posso dire che sono persone straordinarie?
Ormai mi sono abituato ad essere lontano da loro, visto che sono 5 anni che non sono più a casa. Ci hanno sempre seguito, durante tutto il nostro percorso nelle giovanili, venendo sempre allo stadio ad ogni nostra partita facendoci sentire tutto il loro affetto. Anche mio padre è stato un giocatore di rugby, era una seconda linea, per cui è molto appassionato e competente. Per fortuna la tecnologia ci consente di sentirci e vederci tutti giorni tramite telefono. Anche se lontani, li sento sempre vicini e me e a noi.
Con lo staff tecnico, tu che vieni da lontano, come ti sei trovato?
Non posso dire che cose positive di tutti, si sono sempre fatti sentire vicini per ogni mia/nostra esigenza, richiesta, o bisogni sia dentro che fuori dal campo. Con Claudio ho un rapporto bellissimo e mi sento libero di fargli qualsiasi domanda, con la certezza di essere ascoltato e compreso. Sono un ragazzo tranquillo, amo le cose semplici. Gli amici, stare a casa mia, stare in spiaggia (a Piacenza la vedo molto dura!!!), bere mate… e per fortuna, mi piace molto allenarmi.
Per concludere, proviamo a mettere il focus sulla prossima di campionato. La trasferta ad Alghero è molto impegnativa, sia dal punto di vista sportivo, che logistico. Sono imbattuti in casa da 2 anni, come vedi la squadra, vi sentite pronti per andare a fare battaglia?
Direi che siamo riusciti a superare il momento di difficoltà che ha seguito la sconfitta con Milano, ci siamo concentrati e ritrovati. In queste settimane abbiamo lavorato bene, con intensità e massima attenzione. Abbiamo studiato un po’ gli schemi di gioco di Alghero, ma soprattutto abbiamo portato il focus su di noi, sulle nostre caratteristiche, sui nostri punti forti e sulle nostre qualità. Siamo confidenti ed in forma. Siamo una squadra forte e consapevole dei propri mezzi. Dobbiamo andare a giocare la partita per vincerla e tornare a casa con un risultato positivo, grazie alle nostre qualità.
Questo è un ragazzo che porta un valore aggiunto enorme alla squadra e al gruppo. Averlo a disposizione è una grande fortuna e ci sta regalando enormi soddisfazioni. Il suo essere miglior realizzatore di mete del campionato (14) lo rende più unico che raro.
Paolo Fernandi