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Un giovane condottiero piacentino alla guida del Piacenza Rugby

Non posso e non voglio perdere l’occasione di chiacchierare di rugby e del Piacenza rugby, società che da sempre è un pezzo del mio cuore, con un amico super competente. È un ragazzo che conosco e stimo tantissimo da anni, che ho visto crescere, coraggioso e determinato come pochi altri, sempre pronto a metterci la faccia e caricarsi di responsabilità. Claudio Forte, piacentino alla guida da 2 anni del Piacenza rugby e da sempre giocatore biancorosso. Le sue esperienze da allenatore sono passate da Crema, Rho e le accademie federali in Lombardia, prima di ritornare al suo punto di partenza.

Ciao Claudio, quando e come ha preso inizio la tua ormai lunghissima storia biancorossa?
A partire dell’under 14 ho militato nelle giovanili biancorosse, nell’anno precedente avevo iniziato nel BIFF, allora allenate dai gemelli Bonatti, proseguendo poi nell’ under 16 e under 18. Ho avuto la fortuna di poter giocare anche per 2 stagioni nell’ OLD RUGBY, che nel secondo anno ha partecipato al top ten nazionale. Davvero una bellissima esperienza e una grandissima soddisfazione. E poi la prima squadra dove per 9 anni mi ha allenato Claudio Franchi (Lupo). A lui devo moltissimo, soprattutto per quello che mi ha lasciato come cultura del lavoro. La sua frase “essere professionali senza essere professionisti” per noi piacentini era un mantra da ripetersi continuamente. A questo io credo ancora tantissimo e cerco di trasmetterlo a tutti i livelli della nostra società. Sono stato uno dei piacentini fortunati a giocare in un periodo nel quale nel piacenza rugby hanno militato grandissimi giocatori italiani e anche provenienti da tutto il mondo. Per me è stato un grande orgoglio far parte di quella generazione di giocatori. Nei miei desideri vorrei che il Piacenza rugby potesse tornare ad essere il più ambito punto di arrivo per ogni giocatore di rugby della nostra città, grazie ad una nostra identità ben delineata e attraente a tutti i livelli… obiettivo molto ambizioso, ma ottenibile.

Come ti vedi come allenatore?
Come quando ero giocatore rimango un perfezionista, vorrei che tutto riuscisse sempre perfettamente, sono maniacale nell’impegno. Faccio ancora fatica a mettere in primo piano solo i lati positivi quando noto qualcosa che non risulta essere fatto nel migliore dei modi e per come era stato preparato. Nell’ultima nostra partita a Milano alcuni miei momenti di nervosismo in campo, perché vedevo situazioni che avrebbero potute essere risolte in altro modo, me li sarei potuti e dovuti evitare, ma su questo ci lavorerò seriamente. Altri allenatori in questo sono più bravi di me. Mi accorgo che potrei condizionare non positivamente anche il pubblico che trova in me un riferimento e questo non va bene.

Due anni di lavoro con una positiva evoluzione…
Si, sono contento del mio lavoro. Nella mia storia da allenatore si legge sempre che nel mio primo anno in una società cerco di prendere le misure ed adattarmi alla nuova situazione e nel secondo riesco a far crescere notevolmente il livello dei risultati. Spero che anche questo accada nel Piacenza e sento di essere sulla strada giusta.

Sembra evidente che questo stia accadendo anche adesso…
Anche grazie alle scelte di mercato oculate e di grandissima qualità, siamo riusciti a superare le criticità dello scorso anno. Sono arrivati un mediano di mischia (Sounders) e un tallonatore (Guerra) di altissima qualità che ci stanno consentendo quel salto di livello che prima ci era impedito. Quelle che erano in passato criticità, sono diventate nostri punti di forza. Ho la fortuna di poter gestire un gruppo di ragazzi di grande valore, rispetto ai quali sento la libertà di poter comunicare le mie scelte, fatte per il bene della squadra, anche quando non condivise da loro. È nell’ordine delle cose che le opinioni del tecnico e del giocatore non siano sempre in accordo. Ho sempre un colloquio individuale con ogni giocatore che decido tener a riposo per la partita, ci tengo tantissimo a comunicare e generalmente vengo ascoltato e capito. Da giocatore avevo sofferto di una certa mancanza di comunicazione tra allenatore e giocatori.

Anche dal punto di vista dell’esperienza sono arrivati dei super giocatori…
Sono molto contento di questi ragazzi che si sono messi a disposizione del progetto e delle mie idee di gioco. Di questo non nascondo di aver avuto qualche timore. La mia competenza in campo riesce a darmi quella credibilità necessaria per guidare un gruppo di alto valore. Matteo Cornelli per primo ha creduto in me e mi ha aiutato, diventando polo di attrazione per i nuovi giocatori arrivati quest’anno. Penso siano la mia coerenza e la mia determinazione nell’applicazione dei concetti di gioco che ritengo fondamentali a fare in modo che anche i giocatori di primissimo livello e vastissima esperienza seguano ed eseguano sempre quello che chiedo loro.

Il tuo essere responsabile assoluto di tutta la parte tecnica (e non solo) a tutti i livelli, dal minirugby alla prima squadra della società, come viene vissuto?
In alcuni momenti non nego sia stato molto faticoso. Un mio limite è il non riuscire a delegare, perché se qualcosa non viene eseguito perfettamente come ho nella testa, faccio fatica a tollerarlo. Non mi pesano le mie responsabilità, dobbiamo solo riuscire a trovare le persone giuste da mettere nel posto giusto e soprattutto devo riuscire a delegare almeno un pò. Vorrei riuscire a far passare la mia idea di crescita totale del club, che non è formato solo dalla prima squadra, ma da tutto un movimento in continua evoluzione. In alcuni momenti si sommano materialmente troppe cose e diventa complicata la gestione, ma mai pesante in assoluto. Però quello che faccio mi piace e quando una cosa la ami, non può essere pesante. La mia bravura sarà anche dimostrata dal mio cercare e trovare collaboratori che sposino le mie idee per migliorare da ogni punto di vista il nostro club.

Dopo 3 giornate di campionato, poniamo limiti ai sogni, o no?
Non mi sbilancio mai… ma molto onestamente, credo che il Piacenza sia in questo momento la squadra più forte del campionato e dobbiamo anche prenderci questo onere. Tutto mi dice questo ed è inutile doversi nascondere dietro ad un dito. Vedo quotidianamente un bel gruppo di ragazzi che lavorano seriamente, con grande entusiasmo e disponibilità.  Nonostante tutti gli infortunati che ho avuto, la squadra ha sempre chiuso la partita dopo i primi 20 minuti. Il Parma, nostro rivale diretto non lo vedo al nostro livello. Dipenderà solo da noi e dalla nostra capacità di giocare il nostro rugby, con la giusta concentrazione, applicando il piano di gioco che prepariamo meticolosamente durante gli allenamenti della settimana. Vivo questa sensazione palpabilmente, non vado mai a letto il sabato pensando che la partita della domenica la posso perdere. Non siamo al momento una società pronta ad affrontare una serie A elite, ma cerchiamo di arrivare fino in fondo togliendoci tutte le soddisfazioni possibili. Mancano ancora i numeri alla società per poter ambire alla doppia promozione, non la qualità delle persone che operano, ma ci servirebbero molte più persone a disposizione. Io vado avanti sulla mia strada, con le mie idee ed i miei progetti ben chiari in testa, lavorando sempre al massimo e cercando di portare idee nuove e una mentalità nuova e più aperta in città.

Grazie Claudio della sincera e piacevolissima chiacchierata, ora ti conosciamo un po’ di più e ti amiamo ancora di più.

Da anni non potevamo godere di questo livello di rugby, di questo entusiasmo, di queste speranze. Viviamole tutte fino in fondo. 
E sempre, FORZA PIACENZA!!!

Paolo Fernandi

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