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Brandi, factotum del Piacenza Rugby da venticinque anni

«Spettatore di una gara, mi prestai ad aggiustare un guasto elettrico, da lì è iniziata la mia collaborazione sul campo»

Il suo nome è legato a doppia mandata a quello del Piacenza Rugby, avendo condiviso insieme al club biancorosso gli eventi che ne hanno caratterizzato la storia negli ultimi 25 anni. Franco Brandi, 84 anni, riminese di nascita ma piacentino d’adozione, non ha mai giocato a rugby e non ha mai allenato e neppure ha mai ricoperto ruoli dirigenziali, però si è sempre occupato di ciò che ruota attorno alla “macchina” del rugby. Dalla manutenzione del campo e delle attrezzature agli interventi idraulici ed elettrici, a quant’altro che rientrasse nella cura dell’impianto sportivo. «Eravamo alla fine degli anni ‘90 e mi trovavo al Beltrametti, come spettatore, per una partita del Piacenza – ricorda Brandi – e poco prima dell’inizio si era creato un problema con un macchinario elettrico. A quei tempi lavoravo per una ditta di elettrificazione nell’alta tensione, così mi avvicinai per dare un aiuto e alla fine riuscii a riparare il guasto.

Mi ringraziarono e mi chiesero se fossi interessato ad occuparmi del “campo” e così iniziò la mia collaborazione con il Piacenza. Inizialmente con lavoretti di manutenzione elettrica e successivamente con quella del campo e degli spogliatoi, al Beltrametti, fino al trasferimento sui campi a Le Mose, agli inizi del 2000»

A Le Mose, diventata la sede del Piacenza Rugby, il lavoro si è raddoppiato.
«Ancora oggi mi occupo della tosatura dell’erba, degli spogliatoi, degli impianti elettrici e di irrigazione, e quando occorre chiedo aiuto a Massimo Cattivelli, il mio “omonimo” nel Piacenza Calcio e diventato mio grande amico, per avere in prestito qualche macchinario. Quando ci siamo trasferiti a Le Mose c’era tanto da fare e intorno poco e niente, a parte un campo nomadi. In quel periodo era Pietro Mazzoni il presidente e la squadra giocava nel massimo campionato e in Coppa Europa con allenatore Manuel Ferrari, poi sostituito da Claudio “Lupo” Franchi. A Claudio piaceva anche lavorare sui campi e ogni tanto mi aiutava: lo ricordo come un’ottima persona»

Altri presidenti, allenatori e giocatori si sono poi avvicendati nel corso degli anni.
«Come presidenti, per un breve periodo venne eletto Raffaele Campus a cui seguì Daniele Margarita e ora Daniele Boccuni. Come alle natore ricordo Sandro Pagani, Federico Grangetto e ora Claudio Forte, che ho visto crescere da ragazzino nelle giovanili: ha fatto una bella carriera e trovarlo alla guida della squadra mi ha emozionato tanto. A chi sono rimasto più legato? A tutti, ma in modo particolare alla signora Elvira Mazzoni, la mamma di Pietro e Carlo. Quando Pietro era presidente faceva parte del consiglio e si interessava veramente alla conduzione del club. Mi chiedeva spesso se occorresse qualcosa per il campo e con me aveva instaurato un rapporto di fiducia ma anche di amicizia. Fu un bel periodo, che associo alla promozione avvenuta sotto la guida tecnica di Sandro Pagani»

Il Piacenza tornato in serie A e la presidenza Boccuni: la rinascita del Piacenza Rugby.
«E’ proprio così. Daniele Boccuni ha preso una società da ricostruire e si è impegnato a fondo, ottenendo ottimi risultati. Ha rinnovato anche il centro sportivo, aggiungendo nuovi spogliatoi, campi da gioco e un impianto di illuminazione: tutto lavoro in più per me (risata) ma ripeto, lavorare non è una fatica e lo faccio volentieri. I ragazzi li ho visti crescere e li considero figli miei e il Piacenza la mia seconda famiglia. Un ricordo in particolare? Nel 2000 l’Italia fece tappa a Piacenza per un test match e si allenò al Beltrametti, su di un campo che venne elogiato per le sue condizioni, tanto da essere riportato in un articolo che fece il giro del mondo. E per me fu una grandissima soddisfazione»

Leonardo Piriti
Libertà 27/11/24

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