Averlo visto crescere, avendo un legame affettivo stretto con suo padre mi rende felice e orgoglioso di poter scambiare con lui quattro rugbistiche parole. Matteo Cornelli uno dei capitani del Piacenza Rugby condivide con me qualche minuto del suo tempo…
Proviamo a partire con il tuo incontro con la palla ovale, ormai qualche anno fa a Piacenza sponda Lyons…Vero, sono passati davvero parecchi anni. Ho fatto nei Lyons tutte le giovanili a partire dalla U9, fino alla prima squadra alla quale sono approdato non ancora maggiorenne. Ricordo che per poter giocare serviva la firma di entrambi genitori (il mitico Lorenzo Cornelli)
Non penso tu abbia faticato tanto ad ottenerla
Direi piuttosto che non vedevano l’ora di vedermi esordire ad alto livello. In quel momento frequentavo l’accademia zonale a Parma. L’anno successivo avrei dovuto essere trasferito in quella nazionale a Tirrenia, ma proprio in quel momento venne spostata a Parma, quindi per me dal punto di vista pratico non cambiò nulla. Per un anno ho militato nella squadra dell’accademia e in quello successivo sono stato chiamato da Mogliano dove sono rimasto solo un anno prima di ritornare ai Lyons nell’ anno dove le due vittorie con L’ Aquila ci consentirono di salvarci in quella che allora si chiamava Top 10.
Hai avuto anche esperienze in Nazionale
Ho avuto la fortuna di giocare due mondiali U20, uno in Italia e uno in Nuova Zelanda e sono state le mie migliori esperienze, dove L’Italia ha fornito delle ottime prestazioni.
E le Fiamme Oro quando sono arrivate?
Il mio ritorno ai Lyons è durato una sola stagione, in quella successiva mi trasferii a Roma alle Fiamme Oro dove sono rimasto per otto stagioni, prima di riuscire di far ritorno a Piacenza. La famiglia, gli affetti, la casa iniziavano a mancarmi davvero tantissimo.
Personalmente sono felicissimo del tuo essere arrivato al Piacenza Rugby, ma spiegami le motivazioni di questa tua scelta di campo.
Sicuramente il mio desiderio di tornare a casa è stata una ragione importante per la mia scelta. Ho sempre visto il mio futuro nella mia città, mia moglie è piacentina come la mia famiglia. Pur avendo avuto un passato rugbistico ai Lyons non ho mai visto negativamente il Piacenza rugby se non come avversari. Una forte rivalità sul campo di gioco va bene, ma nulla di più. Il Piacenza Rugby mi ha offerto tutto quello che desideravo in quel momento. La possibilità di lavorare e di avere quindi, specie nel mio primo anno, una disponibilità di tempo un po’ limitata da offrire in quanto viaggiavo da Roma a Piacenza ogni settimana. Mi è bastato un colloquio con Sandro Pagani ed uno successivo con Federico Grangetto per convincermi della scelta che stavo facendo.
E il tuo acchito con la sponda biancorossa?
Mi sono trovato subito benissimo, sia con la società, sia con compagni di squadra, sia con l’ambiente biancorosso. Anche se per il primo anno avevo poca possibilità di vivere lo spogliatoio, dovendo viaggiare e potevo restare a Piacenza solo 3 giorni alla settimana. Avevo spiegato a tutti della mia situazione soprattutto per il primo anno e mai nessuno mi ha fatto pesare nulla a riguardo, questo mi ha reso felicissimo. Sai, a qualcuno avrebbe potuto non far piacere allenarsi tutta la settimana e poi veder scelto un altro per giocare la domenica.
Ma tu sei arrivato ad un Piacenza che disputava il campionato di serie B ed il tuo livello, pur da poco allenato, era di livello decisamente superiore e poi tu sei sempre stato visto come piacentino.
Io ho sempre preferito essere chiaro, sincero e disponibile.
Questo ti fa sicuramente onore. Dopo tre anni in biancorosso, che evoluzione hai visto nella squadra?
Vedo un grande impegno da parte di tutti per far crescere la società. A tutti i livelli, dal presidente, allo staff tecnico, a tutte quelle persone che operano volontariamente per passione nell’ambiente. L’arrivo di Claudio Forte ha modificato profondamente le metodologie e le strategie di tutta la società. Un cambio di pianificazione, di organizzazione e di allenamenti.
Dall’alto della tua esperienza, essendo stato allenato da tantissimi allenatori, come ti trovi con lui?
Viste le sue capacità ed il suo bagaglio tecnico, penso che Claudio potrebbe tranquillamente allenare nella massima categoria italiana, si meriterebbe in futuro di togliersi grandi soddisfazioni.
Come la vedi e come la vivi da dentro la felicità della squadra biancorossa?
Sicuramente ci ha molto aiutato la promozione dalla B alla A e l’aver disputato un buon campionato nella nostra prima partecipazione alla categoria superiore ed essere un bel gruppo molto affiatato. In questa stagione ci dobbiamo ancora rendere conto del potenziale a nostra disposizione, davvero notevole e della possibilità di raggiungere obiettivi importanti se lavoriamo tutti con la stessa convinzione. Se sapremo essere costanti nel nostro impegno, riusciremo a toglierci delle belle soddisfazioni. La società questo anno si è impegnata moltissimo per migliorare l’organico con innesti di qualità nei ruoli che nello scorso campionato erano parsi un anello debole delle strutture di gioco. I nuovi arrivati sono validi giocatori e bravi ragazzi, ma hanno bisogno di un po’ più di tempo per esprimersi e poter essere valutati a fondo.
…e i giovani piacentini come li vedi?
Li vedo bene, possono essere il fiore all’occhiello della società ed il valore aggiunto per il futuro. Poter offrire a loro la possibilità di inserirsi gradualmente nella prima squadra è la garanzia per una loro notevole crescita. L’importante è che sappiano mantenere un impegno costante e una mentalità positiva.
Vedendoti dagli spalti sembri ogni settimana più giovane
Chiedimelo al lunedì mattina cosa sembro, quando faccio fatica per alzarmi dal letto e mi fanno male tutte le ossa
La squadra ti riconosce sul campo una leadership evidente
Cerco sempre di essere disponibile ad aiutare tutti. Non riesco a valutarmi come capitano, in questo non ho ancora esperienza. Da sempre sono più abituato a fare che a parlare. Cerco di comunicare con l’esempio e l’impegno piuttosto che con le parole. Per fortuna mi sento molto aiutato e supportato dai “vecchi” del Piacenza
Piacenza per sua caratteristica è una squadra un po’ disordinata e tu sei quello che cerca di riportare ordine in ogni situazione
Più volte ho cercato di riportare ordine nella ricerca di quei dettagli che ti consentono di fare le scelte giuste ed alzare il livello del nostro gioco. La differenza a riguardo viene fatta anche dal poter giocare insieme ad un livello più alto e per più tempo.
Dopo tutte queste belle parole diciamo che giochi a questo livello per altri cinque anni?
Facciamo che si decide anno per anno e intanto iniziamo a finire questo…
Hai il dovere di aspettare il ritorno di tuo fratello a Piacenza
Spero questo sia una cosa davvero che possa accadere a breve e che si possa di nuovo fare un’esperienza insieme. Poi magari intraprendo un percorso per diventare allenatore…
Grazie Matteo sei davvero piacentino dentro. Ricco di valori, costante nell’impegno e nella determinazione. Esempio silenzioso e concreto dello sport al più alto livello, il Piacenza Rugby ha trovato con te una base solida su cui costruire un importante presente ed un promettente futuro.
E sempre…FORZA PIACENZA!!!
Paolo Fernandi















































































































































































