«Al Piacenza Rugby c’è la volontà di raggiungere grandi obiettivi»

Mauro Bergamasco spiega la sinergia con il club del presidente Boccuni: «Ci mettiamo tutti in gioco, completamente»

«Il Piacenza Rugby ha voglia di riprendere pienamente quello che gli apparteneva, il lustro di dare un servizio alla città, alle famiglie in particolare, attraverso il nostro sport. Io sono qui per dare una mano a plasmare l’organigramma e per convogliare al meglio le energie. Molti di questi discorsi ruotano attorno ai giovani, alle nuove generazioni, in una strada non breve ma decisamente affascinante da percorrere. Tutti in gioco, insomma, completamente.

Il Piacenza si è posto traguardi ambiziosi e qui ho scoperto una grande volontà di arrivare a raggiungere questi obiettivi». Mauro Bergamasco e un’intera giornata trascorsa al Centro “Carlo Mazzoni” di Le Mose, quartier generale del club presieduto da Daniele Boccuni.

Primo, approfondito passo di una collaborazione sbocciata una manciata di settimane fa, che ieri ha visto il suo decollo. In pieno stile rugbystico: tanta sostanza e nessun lustrino.
Questo padovano di quasi 40 anni, 4 scudetti tra Italia e Francia, una cascata di caps in Nazionale e, allargando il focus, una carriera di quelle da stropicciarsi gli oc  chi, ti accoglie e comincia a parlarti come se ti conoscesse da anni.

Un mercoledì d’immersione totale, colloquiando singolarmente con dirigenti e tecnici, poi sul far della sera in campo con i ragazzi del settore giovanile biancorosso. 
Una giornata trampolino per un lavoro di squadra da sviluppare nel corso dei mesi a venire. 
Una giornata dove c’è spazio per tutto. Anche per l’amarcord, ad esempio abbracciando vigorosamente Kelly Rolleston, il neozelandese oggi allenatore del Piacenza, che ormai da un pezzo s’è innamorato della terra piacentina, dove ha messo su famiglia.
Erano i primi anni 2000 e al Petrarca Padova Rolleston, al tempo uno dei simboli della prima squadra, faceva la conoscenza dell’emergente Mauro Bergamasco, all’alba di un percorso che poi l’ha consacrato icona dell’ovale azzurro nel mondo.
«E’ stato un piacere e un onore giocare con Kelly – ricorda Bergamasco – Per noi giovani affacciarci in prima squadra era un sogno che magicamente diventava realtà». 

Mauro e suo fratello Mirco il rugby se lo sono trovati in casa: papà Arturo, infatti, allenatore, li portava al campo. Senza però imporre nulla. Anzi, proponendo alternative. Ma i fratelloni l’ovale ce l’avevano davvero nel sangue e decisero per il rugby dopo essere guardati attorno, assaggiando in giro qualche altra disciplina.

Una scelta consapevole, insomma, non certo imposta dall’alto.
Con una grande spinta: «Quando pioveva, in campo potersi tuffare nelle pozzanghere era una delle cose migliori, divertimento massimo per noi» rammenta Mauro.

Il presente incalza, lo spazio per i ricordi deve cedere il passo all’attualità. Un’attualità che, sotto ogni latitudine, per tutte le società sportive con una certa ambizione transita necessariamente da una parola chiave: scuola. 
«Scuola che rappresenta un grosso potenziale per i ragazzi che la   frequentano, un’opportunità. Curiosità, conoscenza, scelta sono tutti aspetti di un percorso virtuoso con il comune denominatore del divertimento. Ecco, il rugby deve essere un mezzo di crescita, non un fine. L’obiettivo è la persona, ragazzo o ragazza che sia, trasmetterle valori poi da sviluppare fuori dal campo. La meta non può essere quella di creare un campione, ma quella di contribuire alla crescita del ragazzo o della ragazza, poi in seconda battuta arriva tutto ciò che è gesto tecnico e atletico».

Stop alle chiacchiere alla scrivania. Fuori le ombre della sera si allungano, è tempo di andare sul campo e di muovere l’ovale insieme alle nuove leve: il momento più bello della giornata tutta piacentina per Mauro, eterno ragazzo in mezzo ai ragazzi.

Carlo Danani
Libertà 18/10/18